Introduzione allo scavo
archeologico di Ramats (TO):
L'arrivo dei Romani non deve essere traumatico
quando tra l'8 e il 9 avanti Cristo Augusto firma un patto di alleanza
con il re indigeno Cozio che si concretizza nell'erezione dell'arco di
trionfo di Susa e che sancisce il definitivo ingresso della Valsusa nell'orbita
di Roma.
E' tuttavia probabile che gli indigeni non si accorgano troppo della differenza,
mantenendo, pressoché indisturbati, le proprie tradizioni e stile di vita
a lungo. Recentemente tracce di una loro occupazione sono venute alla
luce sopra "La Maddalena", ad oltre 1000 metri di quota, su un piccolo
terrazzo glaciale situato nelle vicinanze della frazione di Ramats, in
una posizione da cui si domina la stretta di Exilles. Lo scavo ha interessato
oltre 25 mq ed ha evidenziato tracce di una occupazione situata a cavallo
tra il I secolo avanti Cristo ed il I dopo Cristo.
L'area è relativamente pianeggiante e copre una vecchia superficie debolmente
pedogenizzata: una lente di humus mostra che in un determinato momento
animali e piante hanno frequentato con una certa intensità la zona, abbandonando
residui organici. Ma questo suolo sepolto ha restituito anche resti di
ceramica molto frantumata e frammenti di oggetti in bronzo, segno inequivocabile
che anche qui l'uomo è stato il protagonista, per quanto in modo meno
intenso che a "La Maddalena". Oltre a queste tracce, un settore dello
scavo era ingombrato da grossi massi disposti lungo una linea orizzontale
che devono aver costituito la base di un qualche edificio o ricovero.
La funzione di questa sistemazione è incerta: l'area non pare presentare
specifici interessi minerari (che hanno spesso spinto ad affrontare la
vita in zone "difficili" di montagna) e, per di più, è caratterizzata
da una cronica scarsezza di risorse idriche. Questa costruzione potrebbe
dunque essere legata alle tradizionali pratiche di transumanza o, forse,
costituire un punto di avvistamento. E' certo, comunque, che il suolo
annerito dai residui organici è così poco potente da far escludere una
frequentazione intensa.
Nello scavo è stato trovato qualche frammento di oggetti che potrebbero
provenire dagli empori romani di Susa o di altre località della bassa
valle o della pianura: è il caso dei recipienti di "ceramica sigillata",
tipico prodotto delle pianure che mostrava una superficie rossa e brillante;
oggetti sufficientemente pregiati da ricevere il "sigillum", cioè il timbro
del vasaio, ma ancora quanto basta a buon mercato da poter essere talvolta
acquistati e portati in montagna come un qualche segno di prestigio.
La gran parte dei recipienti è tuttavia costituita da scodelle grigie
decorate con piccole impressioni allineate orizzontalmente, nel pieno
rispetto della tradizione indigena. Inoltre la scarsità di attrezzi conservati
fa supporre che fossero in gran parte in legno e che pertanto fossero
prodotti nelle vicinanze con la materia prima più facilmente disponibile.
Del resto le poche tracce osservate rivelano un'abitazione che mostrava
certo più affinità alle capanne neolitiche de "La Maddalena" che non alle
case romane o romanizzate di Susa. Quindi, anche se quello di Ramats non
è un insediamento principale, ma un semplice bivacco di un piccolo gruppo,
si tratta di una ulteriore testimonianza non tanto di una fusione tra
comunità indigene e nuovi arrivati, quanto del fatto che i rapporti non
dovevano andare molto oltre gli scambi occasionali che certo non finivano
per condizionare granché i rispettivi stili di vita. Pubblichiamo
la relazione scientifica relativa a questo scavo archeologico condotto
dal dott. Sandro Caranzano e Pietro Rossi e pubblicato su "La Maddalena
di Chiomonte", Torino, 2002.
Ai margini de "La
Maddalena": insediamento celtico/romano di Ramat
Storia ed impostazione della ricerca:
A seguito delle attività di prospezione promosse ai margini delle
ricerche sul sito de La Maddalena di Chiomonte nel 1987, una rapida esplorazione
condotta tramite sondaggi speditivi poneva in evidenza le tracce di una
paleosuperficie su una rupe protesa sull'asse della Valle di Susa, a monte
dell'abitato delle Ramats.
Nel luglio 1996 faceva seguito un intervento di scavo volto a chiarire
le dinamiche insediative delle comunità preistoriche nel tratto
vallivo in oggetto e ad approfondire le eventuali relazioni con le fasi
di frequentazione de La Maddalena di Chiomonte. Tale attività di
ricerca sul terreno si inseriva nel più ampio progetto di indagine
sul primo popolamento alpino del bacino della Dora Riparia, innescatosi
a partire dall'inizio degli anni '80 e proseguito dopo gli interventi
a La Maddalena: si tratta di un approfondimento degli aspetti organizzativi
delle comunità umane preistoriche e storiche lungo tutto il percorso
vallivo (BERTONE - FOZZATI. 1998).
L'area esplorata si trova a ca. 1100 m s.l.m., sul versante meridionale
della Cima Quattro Denti, sulla sinistra orografica della Dora Riparia,
a monte dell'abitato delle Ramats e precisamente a mezzo chilometro a
Ovest. Il versante è interrotto da balze rocciose. La paleosuperficie
investigata si trova appunto su uno di questi terrazzi glaciali e gode
di discreta esposizione solare (fig. 32). Inoltre offre un buon panorama
della media-alta Valle di Susa e soprattutto dell'antistante versante
settentrionale del gruppo Orsiera-Rocciavre.
La zona è interessata da un reticolo di percorsi di origine preindustriale,
tagliati da un moderno sterrato indirizzato verso C. Alberet. Il vicino
nucleo delle Ramats è abitato tutto l'anno e l'economia condotta
è basata ancora in parte sulla coltivazione dei campi (orticoltura
e fienagione), sulla selvicoltura e, debolmente, sulla pastorizia. Purtroppo
il profilo complessivo del versante, accidentato e ad intensa inclinazione,
mostra una copertura detritica scarsamente pedogenizzata che limita le
attività agricole.
Il versante è relativamente instabile e le aree tenute i prati
(alcune in stato di abbandono) si concentrano prevalentemente sulle cengie
rocciose; alcuni settori di questi ultime sono stati debolmente regolarizzati
e stabilizzati mediante opere di terrazzamento.
La copertura arborea appare discontinua a causa di interventi antropici
intesi ad ampliare la superficie prativa. La buona esposizione del versante
e il relativo riparo dai venti dominanti offerto dai dossi e dai massi
montonati dall'erosione glaciale hanno costituito sicuramente, un punto
di riferimento per le comunità umane del passato.
Lo scavo ha insistito su un'area di forma quadrata di m 5 di lato per
una superficie di 25 metri quadrati. L'obiettivo iniziale prevedeva di
esplorare la superficie interposta tra i sondaggi speditivi condotti nel
1987. L'area, pressoché pianeggiante, è ubicata immediatamente
ai piedi di un muro di terrazzamento alto circa un metro, mentre, a valle,
si sviluppano strutture analoghe più basse che regolarizzano brevi
dislivelli naturali: di qui la necessità di accertare i tempi ed
i modi di questi interventi.
L'indagine sul deposito ha permesso di individuare sei livelli osservati
su tutta o su parte della superficie esplorata e distribuiti con relativa
omogeneità.
US 01 - La rimozione della cotica erbosa e della parte superiore del deposito,
corrispondente al suolo attuale, è proceduta fino ad una profondità
di 15-20 cm sotto il piano di campagna. L'orizzonte comprende piccoli
frammenti di ceramica tornita, anche invetriata, rari frammenti di vetro
incolore e due oggetti in metallo di età sub-recente.
US 02 - Taglio di buca di forma subrettangolare, estesa su ca. 2 m2 sul
settore N-E dello scavo. Essa ha inciso le paleosuperfici 04, 05 e 06
ed è profonda dall'attuale piano di campagna 148 cm. La buca sembra
continuare oltre il limite E dello scavo, immergendosi ulteriormente.
US 03 - Riempimento della medesima buca. Il colore del sedimento è
marrone scuro e presenta abbondantissime pietre di grandi dimensioni (>
10 cm); il detrito è sciolto e si osservano numerose intercapedini
tra i blocchi e le lastre rocciose. Nel riempimento si rinvengono frammenti
di ceramica invetriata e un seghetto in ferro sub-recente. Non disponendo
di precisi riferimenti topografici dei sondaggi esplorativi del 1987,
si ritiene probabile che l'unità sia pertinente a queste operazioni.
US 04 - Livello siltoso-sabbioso di colore giallastro con scheletro a
blocchetti e lastrine irregolari subdecimetrici. Presenta natura colluviale.
Esso contiene frammenti di ceramica tornita invetriata frammista a ceramica
depurata della tarda età del Ferro. La sua potenza è di
circa 5 cm.
US 05 - Livello di 12-18 cm. di potenza a struttura analoga al precedente,
di colore marrone-nerastro: presenta numerosi frustuli di carboni e mostra
di essere stato sottoposto a moderata attività organica. Il settore
Nord dello scavo evidenzia una struttura di blocchi di pietra,
alcuni dei quali raggiungono i 30-40 cm di lunghezza, e di blocchetti
e di lastrine. I blocchi di maggiori dimensioni appaiono concentrati lungo
il limite Nord dello scavo; la loro giacitura è variabile.
Su tutto lo spessore dello strato sono distribuiti frammenti di ceramica
non tornita della tarda età del Ferro e rari frammenti torniti
e con impasto depurato.
US 06 - Livello di natura colluviale, sterile di attività organica
ed archeologica in particolare.
In sintesi le attività agricole recenti o sub-recenti hanno perturbato
massicciamente l'orizzonte superficiale 01, incidendo anche lembi delle
unità 04 e 05.
La stratigrafia di cui si è data descrizione individua essenzialmente
un solo orizzonte archeologico occupato nella tarda età del Ferro
(US 05). Si tratta di una paleosuperficie che presenta una scarsa attività
organica; la dispersione dei materiali, soprattutto ceramici, qualifica
l'area come superficie di uso agricolo e non fornisce indizi di strutture
di abitato. La concentrazione dei blocchi di pietre rilevata nel settore
Nord della scavo ed immersa nell'unità 05 non ha rilevato una qualche
disposizione organica che permetta al momento di riconoscere la natura
artificiale di questa struttura.
PR.
Il materiale archeologico
Il materiale di maggiore interesse, dal punto di vista tipo-cronologico,
si concentra in corrispondenza del tetto dell'US 5, coinvolgendo l'interfaccia
superiore. Nel complesso sono stati raccolti 42 reperti ceramici ed un
solo reperto metallico bronzeo; non sono stati rilevati, anche in fase
di vagliatura, reperti ossei o di natura organica.
La maggior parte dei reperti è costituita da terrecotte ad impasto
grezzo, caratterizzate da un elevato indice di frammentazione e da una
buona fluitazione delle superfici. Sono diagnostici, per dimensioni, caratteristiche
morfologiche e repertorio decorativo, circa il 25 degli esemplari. Una
selezione tipologica pone in evidenza i seguenti frammenti.
Fr. 002 - parete subdecimetrica di recipiente a forma chiusa; carena con
attacco di parete; due solcature sopra la carena; impasto grezzo bruno-beige,
inclusi millimetrici. Fratture moderatamente fluitate.
Fr. 003 - orlo subdecimetrico con attacco di parete afferente un piccolo
recipiente introflesso; O 15 cm; decorazione sotto l'orlo a bugnette piramidale
disposte in linea orizzontale, impasto grezzo bruno-beige, coi inclusi
millimetrici. Fratture moderatamente fluitata (fig. 33.2).
Fr. 004 - orlo con attacco di parete afferente una scodella introflessa;
diametro O 15,5 cm; orlo lievemente esoverso, carenato, una solcatura
sotto orlo, impasto grezzo. La carena è segnata con impressioni
strumentai distinte. La parete sotto carena e decorata con line
oblique incise tendenzialmente parallele (fig. 33.1).
Fr. 010 - orlo decimetrico con attacco di parete afferente una scodella
introflessa; O 29 cm; orlo lievemente esoverso ingrossato ed appiattito,
carenatura, due solcature parallele sotto orlo, impasto grezzo. La carena
è segnata con una serie di unghiate oblique realizzate strumentalmente.
La parete sotto carena è decorata con coppie di linee realizzate
a stecca, verticali allineate a breve distanza. Impasto grezzo di colore
bruno-beige con inclusi millimetrici (fig. 33.5).
Fr. 023 - orlo subdecimetrico con attacco di parete afferente una scodella
introflessa; O 15 cm; orlo lievemente esoverso, due solcature sotto carena.
Sotto le solcature è leggibile una decorazione a brevi incisioni
ovoidali strumentali disposte su due linee orizzontali e parallele. Impasto
grezzo di colore bruno con inclusi mulimetrici. Fratture moderatamente
fluitate.
Fr. 028 - orlo subdecimetrico con attacco di parete di scodella estroflessa
in terra sigillata nord-italica; O 24 cm; orlo esoverso, vernice rosso
arancio, impasto molto depurato di colore aranciato. Fratture fluitate
(fig.33.6).
Fr. 029 - orlo decimetrico con attacco di parete afferente una scodella;
O max. del recipiente 36 cm; orlo diritto, due solcature sotto orlo, carenatura,
brevi unghiate disposte su due linee orizzontali e parallele, impasto
grezzo marrone-beige con inclusi submillimetrici; tracce di tornio sulla
superficie interna; fratture fluitate (fig. 33.4).
Fr. 033 - orlo con attacco di parete afferente una scodella introflessa;
orlo esoverso ingrossato ed appiattito, impasto grezzo bruno-beige, con
inUusi millimetrici. Fratture moderatamente fluitate.
Fr .035 - orlo con attacco di parete afferente una scodella introflessa
con orlo esoverso arrotondato; due lievi solcature parallele sotto orlo;
impasto grezzo bruno-beige, eterometrico con inclusi millimetrici. Fratture
moderatamente fluitate.
Fr. 036 - presa di forma bilobata con bottone cilindrico di inserzione;
impasto bruno arancio, grezzo, con inclusi eterometrici e fratture moderatamente
fluitate (fig. 33.3).
I rimanenti frammenti ceramici sono costituiti da pareti dallo spessore
variabile tra i 05 e i 16 mm con impasto grezzo bruno-beige analogo a
quello rilevabile presso gli esemplari 002, 003,004,010, 023, 029 , 033,
035.
Infine è stato identificato un unico reperto metallico costituito
da una sottile lamina bronzea a forma di mezzaluna lievemente ritorta
ad una estremità; lo stato di ossidazione dei profili pare dimostrare
come la lamina sia incompleta alle estremità opposte, mentre il
restringimento nella parte centrale è caratteristica morfologica
originale ditale manufatto.
Il materiale ceramico rinvenuto a Ramats è costituito nella totalità
da scodelle di forma chiusa (con l'eccezione del fr. 028) presumibilmente
dotate di fondo piatto. Le decorazioni ad unghiate o triangolini impressi,
le solcature a stecca formanti linee parallele, motivi a "V"
e a zig zag sono caratteristici della seconda età del Ferro nel
mondo indigeno "ligure" e perdurano con varianti locali ed evoluzioni
sul piano diacronico dal IV sec a.C. sino alla romanizzazione (GAMBARI-VENTURINO
GAMBARI, 1987) come testimoniano, per citare alcuni esempi, i materiali
rinvenuti presso Susa (TO), Loc. Tre Piloni (BERTONE et AL., 1995), a
Montecastello ~AL), Loc. Castello (VENTURINO GAMBARI-CASSANO, 1995), a
Dernice (AL), a Cassine (AL) (VENTURINO GAMBARI-ARDITI, 1984), a Limone
Piemonte (CN) in Località Tetti Monsù (PROSPERI, 1998),
a Costigliole di Saluzzo (CN) in Località Castello Rosso (VENTURINO
GAMBARI et AL., 1996) e a Montaldo di Mondovì (CN;VENTURINO GAMBARI,
1991).
I materiali di Ramats sono, tuttavia, più precisamente confrontabili
con quelli di via del Castello a Susa nella fase Al del complesso "a"
e del complesso "b" (BRECCIAROLI TABORELLI, 1990), con quelli
dell'Hotel La Serra di Ivrea nella fase 1C del saggio III (BRECCIAROLI
TABORELLI, 1988) ed infine con quelli rinvenuti presso la villa Romana
di Casellette ove è presente una estrema varietà di motivi
decorativi realizzati a stecca o a pettine in recipienti introflessi con
doppia solcatura sotto l'orlo, analoghi a quelli riscontrati a Ramats
(REBAUDO GRECO, 1980). Ulteriori riferimenti sono inoltre possibili per
i materiali di Valperga, Loc. Cimitero (CIMA, 1984).
Benché la ceramica ad impasto grezzo di età "gallo-romana"
non si presti per tipologia e caratteristiche tecnologiche a fornire strumenti
per un inquadramento cronologico di dettaglio a causa del perdurare nel
tempo di tradizioni morfologiche e decorative (REBAUDO GRECO, 1980), l'associazione
a Ramats ditale repertorio ad un frammento di ceramica romana sigillata
nord-italica (per quanto sporadico) parrebbe suggerire una occupazione
del terrazzo di media quota in concomitanza con la delicata fase che vede
una più massiccia penetrazione romana nel bacino della Dora Riparia.
Il carattere tardo di
tale insediamento delta seconda età del Ferro, pare essere corroborato
dalle cronologie relative suggerite dai siti che presentano materiale
maggiormente affine; lo scavo di via del Castello a Susa vede la fase
Al assegnata afla prima età augustea, mentre a Ivrea lo scavo dell'hotel
La Serra ha una fase Ci assegnata al terzo quarto del J sec. a.C.. Il
coesistere di motivi inc~i e motivi impressi potrebbe, infine, indiziare
una cronologia che non oltrepassa il I sec d.C (REBAUDO GRECO, 1980).
Non costituisce invece un ausilio la grande presa con innesto a bottone,
diffusa su cronologie molto ampie (dalla preistoria alla protostoria),
mentre l'elemento bronzeo, per l'elevato grado di frammentarietà,
non pare interpretabile tipologicamente.
L'analisi distributiva orizzontale del materiale archeologico non manifesta
grandi concentrazioni areali; reperti ceramici sono stati raccolti tanto
nell'area centrale, caratterizzata da una più marcata pedogenizzazione,
che nel settore settentrionale dello scavo, caratterizzato da affioramenti
di grandi pietre. La potenza dello strato interessato dalla frequentazione
della seconda età del Ferro è piuttosto ridotta, segno di
uno sfruttamento occasionale o stagionale dell'area da parte di gruppi
non molto numerosi.
A conclusione delle operazioni di scavo e rilevamento sono state tentate
aggregazioni di frammenti congruenti che in nessun caso hanno avuto successo:
questo, in considerazione della discreta estensione dell'area di scavo,
può essere indizio di giacitura secondaria o rilevare una azione
di dispersione dei frammenti 'ah antiquo".
E' tuttavia innegabile che il terrazzo di Ramats fu oggetto di una particolare
frequentazione da parte delle comunità alpine nella fase di trapasso
dalla protostoria alla storia. La coesistenza di materiale allogeno, come
la terra sigillata padana, a fianco delle stoviglie di tradizione indigena
rappresenta una spia delle dinamiche indotte dalle trasformazioni politiche
sociali in atto e, presumibilmente, del perdurare di sistemi economici
e di sfruttamento agro-silvo-pastoriali tradizionali, a fianco dello sviluppo
repentino di realtà urbane sul fondovalle di cui la romana Segusium
fu l'esempio più eclatante.