I Convegno Internazionale “Archeologia Sperimentale: risultati e prospettive”


“Didattica scolastica ed archeologia sperimentale: un dialogo possibile"

 

1.1. -La nascita del progetto

Archeodidattica è un’Associazione Culturale nata nel 1993, formata da un di archeologi professionisti per fare entrare in contatto il mondo della ricerca con quello del pubblico non specializzato, in modo diretto e senza intermediari, per restituire all’archeologia una nuova dimensione sociale al passo con i tempi. Il laboratorio dove è nata l’Associazione è il Museo Archeologico di Chiomonte, stimolante luogo di sperimentazione di un approccio didattico totalmente innovativo, di tipo contestuale, incentrato sulla neolitizzazione della Dora Riparia (BERTONE A., 1989; 1994; BERTONE A. – FOZZATI L., 1998). In un secondo tempo questa metodologia divulgativa è stata felicemente applicata ad altri settori cronologici della ricerca archeologica, coinvolgendo i corrispettivi specialisti di diversa formazione e disciplina. Oggi, un nutrito gruppo di archeologi ricercatori è intensamente attivo in questo tipo di divulgazione ed è in grado di offrire diversi tipi di programmi progettati per le diverse utenze scolastiche, da quella elementare a quella media superiore.Ill Civico Museo Archeologico di Chiomonte prende spunto dagli imponenti scavi archeologici svolti nel vicino sito de La Maddalena,  condotti in occasione dei lavori di costruzione dell’autostrada Torino-Frejus dall’aprile del 1986 al novembre del 1987. Il sito ha così restituito una presenza abitativa succedutasi senza particolari cesure tra la fine del V e la fine del II millennio a.C., con una più intensa frequentazione nella prima metà del IV millennio. Le piccole dimensioni del Museo ne determinano una caratteristica elasticità strutturale, configurandolo come un laboratorio polivalente, una vera e propria “officina” aperta verso un periodico rinnovamento di sé (FRERE-SANTOT M.C., 1988; BERTONE A., 1989), e molteplici prospettive di divulgazione. In tal senso, essendo un museo del territorio poiché nato da una specifica ricerca territoriale, privilegia la presentazione di una dimensione “ecologica” della ricerca, a scapito della semplice illustrazione degli oggetti raccolti. Da qui una predominanza dei principi sui reperti e il privilegiare l’esposizione di oggetti caratterizzati da una specifica carica emotiva o ricostruiti sperimentalmente. La sua conformazione e le sue contenute dimensioni ne fanno una struttura particolarmente fruibile dall’utenza scolare, diventando così un efficace strumento didattico in grado di concretizzare, tramite il contatto con i materiali, la riflessione su specifiche questioni.

1. 2 - L’allestimento

L’allestimento del Museo viene articolato in cinque unità.La prima è un’introduzione al concetto di ambiente e all’evoluzione geologica delle Alpi Occidentali (costituiscono altrettanti punti di riferimento le rocce alpine, i tipi di detrito e un plastico tridimensionale sulla situazione morfologica della media-alta valle), mentre la seconda unità tratta i fini, i metodi e i limiti della ricerca archeologica, sfruttando l’illustrazione della disposizione planimetrica delle unità abitative dell’abitato neolitico de La Maddalena (rappresentata in planimetria e in diorama). La terza unità offre un inquadramento in senso diacronico e spaziale delle diverse fasi culturali della preistoria del bacino della Dora Riparia, ed introduce alla quarta, un panorama sulle attività economiche (agricoltura, raccolta, allevamento e caccia), tecnologiche (ceramica e industria litica) e simboliche (tomba a  cista litica) del villaggio de La Maddalena.La quinta unità è situata in una sala di più grandi dimensioni. Essa è interamente dedicata all’archeologia sperimentale a Chiomonte ed è stata progettata ed allestita in stretta collaborazione tra la Direzione del Museo ed il Centro di Archeologia Sperimentale Torino (AA.VV., s.d.). Al suo interno si distinguono quattro differenti stop, dedicati alla produzione della terracotta, all’industria litica, su osso ed alla produzione tessile. Questa unità punta sul confronto fra emergenze archeologiche e ricostruzioni sperimentali e, pertanto, si avvale di calchi di superfici e di relativi materiali destinati alle attività industriali, affiancati dall’illustrazione dei percorsi operativi riprodotti sperimentalmente.

ompleta il percorso al Museo uno spazio polivalente, destinato alle attività di proiezione e di manipolazione di repliche sperimentali: si tratta del settore giudicato universalmente tra i più produttivi di una struttura museale (ANGELA A., 1988; BIGOZZI L., 1989). 

Il percorso

Le scolaresche aderenti alle iniziative proposte dall’Associazione Culturale Archeodidattica fruiscono di un percorso di visita personalizzato al museo e al sito archeologico messo a punto e condotto direttamente dagli operatori-archeologi. Inoltre, gli studenti sono sempre coinvolti precedentemente in una lezione frontale direttamente a scuola e tenuta dai medesimi specialisti. Tale lezione propedeutica, attivata con la visione di diapositive e di filmati e la manipolazione di oggetti, verte sulla successione diacronica delle culture preistoriche per le scuole elementari e sui principi dell’indagine archeologica per le scuole medie inferiori e superiori.a struttura generale del percorso museale chiomontino è la medesima per tutti i tipi di scuole (elementari, medie inferiori e medie superiori), mentre, ovviamente, il linguaggio, l’approccio e l’approfondimento variano in base all’età e alla preparazione specifica delle singole classi. sso è strutturato nei seguenti momenti:- Accoglienza e lezione frontale introduttiva, basata sulla definizione e sui meccanismi della neolitizzazione europea e delle Alpi occidentali, sui sistemi produttivi dell’economia neolitica e su di una descrizione sintetica dell’abitato chasseano chiomontino e della sua cultura materiale. L’attività è condotta con diapositive, filmati videoregistrati e la manipolazione interfacciata di oggetti ricostruiti sperimentalmente.  Visita guidata alle prime quattro unità espositive.   Visita guidata alla quinta unità espositiva. L’attività prevede la simulazione di attività di archeologia sperimentale da parte dell’operatore.- Visita guidata al Parco Archeologico-Naturalistico in località La Maddalena di Chiomonte.

L’analisi statistica della ricaduta didattica della sezione sperimentale su campione

 

2.1 Ricaduta didattica del percorso archeologico–sperimentale

Seguendo scelte metodologiche già espresse dal Museo di Chiomonte (BERTONE A., 1994), la ricaduta didattica del percorso archeologico-sperimentale è stata sottoposta ad analisi statistica: si sono interfacciati i dati rilevati attraverso lo strumento della scheda didattica, l’intervista a studenti ed insegnanti e il monitoraggio delle reazioni (concentrazione/interesse/ quesiti) durante le diverse fasi del percorso. Quest’ultimo è stato pertanto strutturato secondo uno schema pregresso ben definito, tale da favorire garanzie di affidabilità dei dati raccolti dagli operatori didattici.Per facilitare il trattamento dei dati su base statistica si è provveduto a definire una scala numerica di merito (con valori da 1 a 6), ripartendo poi l’utenza coinvolta in tre fasce di età e tenendo in considerazione i diversi tipi di risposta rispetto ai vari livelli cognitivi (fascia A: studenti del terzo anno della scuola elementare; fascia B: studenti del primo anno della scuola media inferiore; fascia C: studenti del primo anno della scuola media superiore).Le attività didattiche proposte sono state raggruppate in categorie in base alla tipologia dell’approccio didattico intrapreso. I dati qui presentati sono limitati agli stop del percorso legati all’archeologia sperimentale e nello specifico: 1. Presentazione dei risultati della ricerca sperimentale (diapositive, filmati, disegni)2. Manipolazione di reperti di archeologia sperimentale 3. Simulazioni di attività di archeologia sperimentale condotte dall’operatore 4. Percorsi “sperimentali” eseguiti direttamente dagli studenti sotto la guida dell’operatore didattico.

2.2.1 Presentazione dei risultati della ricerca sperimentale

Le riproduzioni ottenute con tecnica sperimentale rappresentano oltre il 40% dei materiali qui in esame.Nella fase 1 dell’itinerario didattico (nella conferenza introduttiva) si è tentato di verificare il grado di attenzione degli studenti, alternando in diversa proporzione ed ordine materiali sperimentali e riproduzioni fotografiche, filmati di reperti e scavi. Nello specifico, si è scelto di dimensionare la durata della lezione introduttiva, valutando di volta in volta il grado di attenzione degli studenti. Poiché la registrazione dei risultati si basa sulle valutazioni dell’operatore ed è caratterizzata da un certo grado di soggettività, si è cercato di garantire l’affidabilità del dato, affiancando con continuità due soli operatori dotati di un certo grado di esperienza. La variabilità delle reazioni dei singoli gruppi esaminati è certamente influenzata di volta in volta da fattori contingenti quali la preparazione scolastica dei singoli, l’attitudine e la capacità di concentrazione dei singoli soggetti ed il grado di motivazione; si è tentato di superare tale limite, garantendo un campione statistico consistente, distribuito su quattro anni di attività consecutivi, per un totale di 100 gruppi (4320 studenti).

Per verificare l’utilità della presentazione delle ricostruzioni sperimentali, si è scelto di mettere a confronto l’esito sull’uditorio di una lezione frontale con l’ausilio di diapositive ed una lezione condotta facendo uso di riproduzioni sperimentali e diapositive. Sul piano della registrazione dei dati, si è scelto di considerare, nei due casi, i tempi di avvio del calo di attenzione e il grado di comprensione dei concetti esposti. I reperti sperimentali presentati durante la lezione introduttiva sono nell’ordine: nucleo di selce con scheggia (esemplificazione della tecnica paleolitica), ascia levigata (definizione economico-tecnologico culturale del neolitico), campione di Tritticum monococcum coltivato sperimentalmente (definizione delle tecniche di coltura neolitiche), ascia immanicata (debbio e rotazione delle colture), falcetto (raccolta, organizzazione del lavoro), punta di freccia (integrazione economica in area montana), vaso di ceramica chasseano (definizione di cultura materiale, stoccaggio del cibo).

Lezione frontale
Sperimentazione
Elementari
Medie Inf.
Medie Sup.
Elementari
Medie Inf.
Medie Sup.
35 min.
50 min.
55 min.
45 min.
50 min.
50 min.

Tab. 1 – Calo di attenzione dall’inizio della lezione per i diversi tipi di approccio didattico della lezione introduttiva 

Lezione frontale
Sperimentazione
Elementari
Medie Inf.
Medie Sup.
Elementari
Medie Inf.
Medie Sup.
4.
4
4
5
6.
6
Tab. 2 – Grado di comprensione dei concetti espressi per le due modalità didattiche a confronto (valori da 1 a 6 ove 6 corrisponde al massimo grado di comprensione raggiunto in quella sezione dalla fascia di utenza in oggetto)- Valutazione dedotta dalla correzione delle schede didattiche.

Come prevedibile, la presentazione del materiale sperimentale è in grado di catturare maggiormente l’attenzione degli studenti rispetto alla semplice presentazione di diapositive; è tuttavia significativo come nelle fasce d’età superiori, caratterizzate da una maggiore capacità di astrazione, sia rilevabile una caduta di attenzione con lieve anticipo nella modalità sperimentale (Tab. 1); tale anomalia parrebbe spiegarsi per assuefazione ad un approccio didattico caratterizzato da un ridotto grado di interattività ed assimilato presumibilmente in ambito scolare; si verifica tuttavia come a questa difficoltà di adattamento ad una lezione “più movimentata” non corrisponda una caduta di comprensione che appare facilitata, nel rispetto della media dei dati riscontrati altrove, dalla visione del reperto o dalla sua riproduzione sperimentale (Tab. 2). La durata di attenzione durante la lezione preliminare non si discosta di molto dalla media, anche se un range di variabilità più ampia è riscontrabile negli studenti della scuola elementare.Manipolazione attiva di repliche sperimentaliLa manipolazione dei reperti sperimentali è stata inserita in due fasi del percorso museale: durante la lezione introduttiva (manipolazione di ascia levigata, ascia immanicata, falcetto, punta di freccia, vaso di ceramica chasseano) e durante la visita guidata alla sala di archeologia sperimentale (ascia immanicata – tecnica di levigazione ed immanicatura -, falcetto – dentellatura e metodo di assemblaggio con resina-, filato di ortica – tecniche di filatura e tessitura).

LEZIONE FRONTALE
MANIPOLAZIONE
Elementari
Medie Inf.
Medie Sup.
Elementari
Medie Inf.
Medie Sup.
35 min.
50 min.
55 min.
35 min.
45 min.
50 min.
Tab. 3 – Calo di attenzione dall’inizio della lezione per i diversi tipi di approccio didattico della lezione introduttiva
NO MANIPOLAZIONE
MANIPOLAZIONE
Elementari
Medie Inf.
Medie Sup.
Elementari
Medie Inf
Medie Sup.
5
4,5
4,5
5
4,5
5

Tab. 4 – Grado di attenzione registrato dall’operatore ai diversi stop (valutazione soggettiva degli operatori)

NO MANIPOLAZIONE
MANIPOLAZIONE
Elementari
Medie Inf.
Medie Sup.
Elementari
Medie Inf
Medie Sup
5
5
4
5
5
4,5

Tab. 5 – Grado di comprensione dei concetti espressi durante i diversi stop per le due modalità didattiche a confronto (valutazione schede didattiche)

2.3.2. Analisi dei dati

Il confronto tra i dati di tab. 1 e quelli di tab. 3 evidenzia come la manipolazione di reperti sperimentali ottiene come effetto indesiderato un calo della capacità di attenzione degli studenti, in particolar modo nelle fasce di età inferiori. Sul piano dell’esperienza è verificabile come tale tendenza sia indotta dalla necessità di interagire con i vicini durante lo svolgimento della lezione. A causa dei rischi di deperibilità o alterazione dei reperti, non è stato possibile attivare che tre stop di manipolazione sperimentale su un percorso caratterizzato da oltre otto stop. Anche per questa ragione, i dati registrati mostrano deviazioni piuttosto modeste da una modalità all’altra.

2.3.3. Simulazioni di attività sperimentali condotte dall’operatore

Durante il percorso non è stato possibile svolgere reali attività sperimentali a causa della ristrettezza del tempo disponibile. In ogni caso, si è scelto di inserire alcune simulazioni di attività sperimentale con il fine di catturare l’attenzione dello studente ed esemplificare alcuni procedimenti tecnologici. Nello specifico si è scelto di simulare l’accensione del fuoco con tecnica dell’archetto in corrispondenza del plastico del forno di cottura dei vasi, rilevato presso il sito de La Maddalena, e di simulare la scheggiatura per percussione diretta ed indiretta nello stop relativo alla litica.E’ quindi stato registrato il grado di attenzione per le diverse fasce d’età. 

2.3.4. Analisi dei dati 

La simulazione di attività sperimentale ha come effetto una sensibile crescita di attenzione dei partecipanti anche in una fase avanzata del percorso caratterizzata da un elevato grado di affaticamento. Il fatto che la sperimentazione sia solo abbozzata e non condotta a termine non costituisce motivo di delusione per studenti ed insegnanti. Sul piano dei contenuti, tali attività si motivano come esemplificazione di procedimenti tecnologici delle comunità a tecnologia semplice e come spunto per affrontare il fine e i mezzi dell’archeologia sperimentale.

2.4.1 Percorsi “sperimentali” eseguiti direttamente dagli studenti sotto la guida dell’operatore didattico

Si è scelto di coinvolgere gli studenti in una attività pratica, in corrispondenza dello stop con pannelli relativi alle tecniche di lavorazione della ceramica (colombino, pezzo unico, blocchi sovrapposti). Nello specifico, si è cercato di far ripercorrere agli studenti il percorso logico deduttivo sottinteso ad ogni indagine sperimentale presentando frammenti di ceramica realizzati con una delle tre tecniche in uso nella preistoria (e precedentemente illustrate con modelli tridimensionali realizzati dal Centro di Archeologia Sperimentale Torino) e fungenti, all’interno del percorso, da “reperto”.

Inoltre, si è richiesto ai ragazzi di effettuare una analisi tattile e visiva del manufatto, finalizzata al riconoscimento e alla registrazione di indizi (segni di lavorazione), fino ad ipotizzare il procedimento utilizzato dall’artigiano per costruire il manufatto, e di elaborare, in conclusione, una ipotesi di lavoro sulla metodologia artigianale da sottoporre (ipoteticamente) a verifica sperimentale.

2.4.2. Analisi dei dati

All’atto pratico, si è verificata una certa difficoltà da parte degli studenti a riconoscere le tracce di lavorazione del colombino o dei blocchi sovrapposti per la labilità delle stigmate riscontrabili (tab. 6); In particolare si verifica la notevole difficoltà di riconoscimento dei punti di collimazione dei colombini manifestantesi sulle superfici interne con una leggera variazione cromatica orizzontale dovuta a differenti livelli di ossidazioni in cottura (tab. 7).

Si è riscontrata mediamente una maggiore abilità nel riconoscimento dei segni di rifinitura superficiale (stecca) e ancora di più di segni di lavorazione relativamente diagnostici (quali, ad es., i segni lasciati dai polpastrelli delle dita durante la plasmatura della superficie), ma in qualche modo personalmente sperimentati dagli studenti in occasione dei laboratori di ceramica (spesso svolti nell’ambito del ciclo scolastico di grado inferiore).

corretto riconoscimento tecnica
corretto riconoscimento rifinitura
Elementari
Medie Inf.
Medie Sup.
Elementari
Medie Inf.
Medie Sup.
16 %
29 %
30 %
70 %
93 %
92 %
Tab. 6 – Percentuale di risposte corrette al termine dell’applicazione del paradigma induttivo sulle tecniche di fabbricazione
colombino
blocchi sovrapposti
Elementari
Medie Inf.
Medie Sup.
Elementari
Medie Inf.
Medie Sup.
5%
10%
12%
6%
30%
34%

Tab. 7 – Percentuale di risposte corrette per le due principali tecnologie rappresentate (colombino e blocchi sovrapposti). Non sono riportate le risposte corrette per il blocco unico, chiaramente maggioritarie.

 

2.5 Bilancio

Come prevedibile, la presentazione e la manipolazione di reperti di archeologia sperimentale, sia durante la lezione introduttiva che in corrispondenza dei diversi stop, ha come effetto un miglioramento della comprensione dei concetti, riducendo lo sforzo di astrazione con benefici distribuiti su tutte le fasce di età. E’ tuttavia verificabile come una erogazione delle informazioni dotato di un maggiore grado di interattività tenda a rendere l’uditorio più irrequieto e quindi tendenzialmente meno disponibile sul piano della durata. Le ragioni di questa tendenza sono facilmente rilevabili all’atto pratico e si manifestano nella fascia di età più bassa in progressive attività di disturbo generate dalla necessità di interagire con i vicini per lo scambio degli oggetti, in reciproci scambi di opinioni od osservazioni che tendono a ridurre la capacità di attenzione; negli studenti delle scuole superiori l’interattività o la presentazione di ricostruzioni e reperti rappresenta una modalità didattica meno usuale e genera un maggiore affaticamento dell’uditorio (soprattutto durante la lezione preliminare).Le difficoltà riscontrate durante lo svolgimento del percorso logico-deduttivo sperimentale sono legate per lo più all’assenza di schemi di riferimento derivanti da un attività pratica diretta. Il problema è maggiormente manifesto per gli studenti delle fasce di età inferiori, caratterizzati da una limitata capacità di astrazione e logica. In generale, comunque, la presenza di una attività di manipolazione su cui applicare un paradigma induttivo viene accolta con entusiasmo da insegnanti e studenti che ne apprezzano fondamentalmente l’elevato grado di coinvolgimento e il valore di modello applicabile ad altri casi e situazioni.

Occorre infine aprire una parentesi sull’organizzazione del percorso e sul problema della deperibilità delle ricostruzioni: oltre il 70% delle ricostruzioni sperimentali è protetto da grate o vetrine in plexiglass per prevenire manomissioni o alterazioni dei manufatti. Un problema estremamente preoccupante è tuttavia quello della deperibilità dei reperti soggetti a manipolazione o raggiungibili impropriamente dai visitatori. I danni registrati nell’arco di 4 anni di attività didattica (circa 10.000 visitatori) sono riassumibili sinteticamente nei processi di alterazione delle patine superficiali (pietra, terracotta) per infiltrazione di sali minerali, destrutturazione della struttura dei filati, sbrecciatura dei vasi ad impasto non soggetti a cottura, disfacimento della trama dei telai). Il progressivo degrado del patrimonio “sperimentale” è poi ulteriormente aggravato da piccoli atti vandalici (furto di microliti e piccole schegge, smontaggio di parti effimere). Ne consegue che un museo interattivo costituisce un onere gestionale più gravoso del museo tradizionale e che in fase di progettazione è necessario tenere in considerazione (per i manufatti inseriti nei circuiti di manipolazione) un ciclo di uso influenzato dalla degradabilità locale.

2.6 - Conclusioni: un dialogo possibile?

Le ultime considerazioni sulle usure dei materiali utilizzati sottintendono anche aspetti positivi; in quanto  testimoniano di per sé come l’archeologia sperimentale e le conseguenti forme di interazione fornite agli studenti stimolino in modo determinante la curiosità di tale utenza (BERTONE A., 1989) . E’ evidente che l’impegno richiesto per il raggiungimento di questi obbiettivi implica uno sforzo – intellettuale ed economico - tale da incanalare verso una stretta collaborazione tra le agenzie museali e la scuola (AA.VV., 1991). L’esperienza maturata da Archeodidattica, soprattutto all’interno del Civico Museo di Chiomonte, ha dimostrato che buona parte degli insegnanti coinvolti condivide questa esigenza. Non resta che auspicare che i recenti indirizzi della scuola italiana nella direzione dell’autonomia possano dare maggiore spazio a questo dialogo.

BIBLIOGRAFIA

AA.VV., 1991, Gli occhi della curiosità. I musei e la didattica per gli anni ’90, BO 26-27/II/1990, Bologna / AA.VV., s.d., Preistoria dal vivo, Quaderni del Museo di Chiomonte, 5 / ANGELA A., 1988, Musei (e mostre) a misura d’uomo. Come comunicare attraverso gli oggetti, Roma / BERTONE A., 1989, L’”officina” del Civico museo Archelogico di Chiomonte, in “Segusium”, 27, pp. 95-114 / BERTONE A., 1994, I musei agli occhi degli studenti, in “Nuova secondaria”, XII, 4 / BERTONE A. – FOZZATI L., 1998, La preistoria nel bacino della Dora Riparia oggi, in “Segusium”, 36, pp. 11-82 / BIGOZZI L., 1989, Mediazioni ludiche per l’apprendimento e lo sviluppo cognitivo nella scuola obbligatoria, in “Continuità a scuola”, II, 2, pp. 48-51 / FRERE-SANTOT M.C., 1988, L’Archéodrome et son public, in « Dossier Histoire et Archéologie », 126, pp. 6-9

I paragarafi 1.1-1.2 e 1.3 sono a cura di P. Rossi   I paragrafi 2.1-2.2 – 2.3 e 2.4 sono a cura di Sandro Caranzano   I paragrafi 2.5 e 2.6 a cura di S. Caranzano e P. Rossi

Si ringraziano per i preziosi consigli e suggerimenti il Prof. Aureliano Bertone, Conservatore del Civico Museo Archeologico di Chiomonte, il Sig. Giorgio Gai e lo staff di archeologi sperimentalismi del CAST di Villarbasse