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La Libia è un paese di eccezionale interesse
tanto per il viaggiatore amante della natura e degli spazi sconfinati
che per l'appassionato di arte e di archeologia. Pochi paesi del Mediterraneo
riservano, infatti, una così ricca gamma di emozioni come quella
che può provare chi intraprenda un viaggio dalle coste della Tripolitania
disseminate di vestigia puniche e romane fino alle dune dorate del Sahara,
oltre 800 km più a sud, alla ricerca delle più antiche tracce
della presenza dell'uomo e delle prime forme d'arte concepite sulle ampie
superfici rocciose del Uan Acacus. Nello Uan Matkhendush su una ampia
parete rocciosa un tempo immersa in un paesaggio di savana popolato da
ippopotami, giraffe, varani e bufali ormai estinti, l'uomo volle incidere
con maestria la grande fauna selvaggia oggetto dei suoi sforzi di cacciatore;
poco più in là, nel vallone dell'Acacus, enigmatiche scene
di devozione religiosa e le rappresentazioni dei momenti culminanti della
vita di villaggio sono stati dipinti sulle superfici rocciose del deserto
con arte, facendo semplice uso delle terre colorate disponibili.
Durante i sopralluoghi mi sono spesso meravigliato nell'osservare come
sugli altipiani spazzati dalla sabbia del deserto spinta dal Ghibli, vengano
in luce strumenti in pietra scheggiati dall'uomo, punte di frecce, amigdale,
quarziti e frammenti di recipienti in ceramica Si tratta delle tracce
eloquenti degli accampamenti sfruttati stagionalmente e poi abbandonati
dall'uomo preistorico giunti come congelati sino ai nostri giorni.
Si tratta di una esperienza emozionante che necessita di una particolare
sensibilità: la capacità di adattarsi e rispettare un immenso
patrimonio che appartiene all'umanità e che solo da qualche anno
è stato aperto al turismo. Dall'altro lato, per almeno due o tre
giorni, è necessario adattarsi alla vita all'aria aperta di un
campo tendato mobile che viene sistemato di sera in sera nei luogo più
opportuno: una esperienza per alcuni inizialmente difficile perché
lontana dal nostri modo di vita quotidiano ma che, in seguito, viene regolarmente
ricordata come una delle più belle mai vissute. E poi c'è
la costa frequentata dai Cartaginesi , dai Romani e dai Bizantini: un
susseguirsi di grandi opere pubbliche volute da ricchi commercianti e
della casa imperiale: il complesso del foro Severiano di Leptis con la
lunga via colonnata, Sabratha con la terme e il teatro costruite con il
particolare calcare aranciato che si confronta con il blu del mare, la
preziosa villa Silin adornata di meravigliosi mosaico policromi rappresentanti
i giochi del circo e scene mitologiche. Opere di una qualità artistica
straordinaria che gettano luce sulla grande produzione artistica su tavola
dell'età greca ormai irrimediabilmente perduta. Un patrimonio che
necessita di una tutela contro le ingiurie del tempo e degli uomini e
che necessita, per molti versi, di essere ancora debitamente studiato.
Un compito difficile ed oneroso a cui speriamo, in futuro, di poter dare
anche un benché minimo contributo.
S.C.
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