Qual'è stato il suo rapporto con il mondo dell'archeologia?

Il mio rapporto con l'archeologia è iniziato prima ancora del conseguimento della laurea. Devo ritornare con la memoria al 1982 quando, ancora studente al liceo, ebbi modo di conoscere, tramite una figura romantica come il dott. Mario Zambelli, l'antropologo Aureliano Bertone, attivo in Piemonte e in Francia da oltre trent'anni. Grazie a lui ho imparato anzitempo la tecnica di scavo stratigrafica e a penetrare quel mistero affascinante rappresentato dalla preistoria delle Alpi: sempre grazie a lui, è iniziata una collaborazione con Luigi Fozzati destinata a continuare nel tempo. Durante l'esperienza universitaria ho trovato, inoltre, in Giorgio Gullini un altro maestro insuperabile che mi ha concesso il privilegio di ricevere un incarico di ricerca presso il tempio di Artemide a Jerash, in Giordania. Così la mia esperienza personale si è curiosamente bilanciata e traghettata tra la realtà della grande architettura dell'ellenismo romano e la ricerca sulla preistoria recente. Oggi, con altri colleghi, tra cui Pietro Rossi - di cui è presente un ulteriore intervento in questo sito - abbiamo a bilancio una serie di ricerche territoriali realizzate con successo ed in "pool". E' appena andato in stampa il volume sugli scavi del villaggio preistorico di Chiomonte (uno dei più importanti del nord Italia) e già si preannuncia uno sponsor per l'edizione definitiva dello studio sul grande sito palafitticolo di Viverone, scavato negli anni '60 e poi dimenticato. Inoltre dal 1993 abbiamo dato vita ad Archeodidattica, un esperimento di divulgazione scientifica unico in Italia, realizzato in collaborazione con il Museo Palazzo Levis di Chiomonte, con l'assenso del Museo Egizio e del Museo di Antichità di Torino, oltre che dei Comuni su cui insistono i siti archeologici. L'idea è quella di permettere agli studenti di visitare i siti e riconoscere il processo cognitivo e di ricerca che sta alle spalle della ricerca, in modo divertente ed interattivo, con la guida degli archeologi che sono stati protagonisti degli scavi e degli studi.

Quale sarà il ruolo e il contributo della Schliemann & Carter per il futuro?

A questo punto era necessario fare un salto di qualità. Abbiamo in cantiere degli importanti progetti di ricerca sul popolamento preistorico della fascia prealpina e contatti sono in atto con l'ambasciata della Giordania in Italia per varare una importante e campagna di ricerche nel deserto giordano. Schliemann & Carter in questi progetti verrà ad avere un ruolo centrale. Grazie alla divisione tour operator interna, questa nuovissima realtà contribuirà a finanziare le ricerche offrendo nel contempo, a "turisti d'elité" di visitare alcuni paesi del Medio Oriente e dell'Europa in modo assolutamente unico e privo di confronti. Per lanciare l'iniziativa, ho dato il mio personale contributo e quello di altri colleghi è prossimo. Nel 2003 guiderò personalmente cinque viaggi di cui tre in Europa e due in Medio Oriente. Organizzare questi viaggi è stato per me l'occasione per rinsaldare i contatti con i direttori dei musei della Svizzera, della Germania e della Giordania. E' mia intenzione offrire ai nostri ospiti la possibilità di conoscere di persona i protagonisti della ricerca. Si tratta, insomma, di una soluzione nuova per garantire il proseguimento degli scavi, facendo sì che il frutto dell'attività campale giunga nel modo più piacevole possibile ai naturali fruitori della medesima e cioè.. al pubblico.

Siete soddisfatti dei risultati del primo anno?

Il primo anno è stato un anno di prova. L'anno si è aperto con un viaggio condotto dal dott. Rossi in Egitto che, a quanto mi hanno riferito i partecipanti, è stato un grande successo ed una esperienza indimenticabile. Anche il tour della Scozia e della Giordania sono andati molto bene. Il conflitto con l'Irak non è un problema, in quanto, abbiamo contatti molto stretti con le ambasciate e persone di fiducia nei paesi del Medio Oriente ci tengono costantemente informati della situazione. E' comunque possibile che, per ragioni psicologiche, quest'anno molti vedano con timore un viaggio in Medio Oriente. Spagna, Portogallo, Svizzera Francia e Germania meridionale saranno certamente regioni gradite agli appassionati di preistoria ed archeologia romano-barbarica. In questo senso, le mie preoccupazioni sono davvero modeste. Sul piano tecnico Schliemann & Carter ci offre delle garanzie molto elevate. Grazie ai rapporti diretti con le compagnie aeree e con i servizi a terra, il supporto logistico è adeguato allo standard del progetto culturale. Con questo impegno, reputo che entro il giugno 2003 verranno raggiunti gli obiettivi che ci si era prefissi e ci potremo dedicare con calma alla pianificazione degli interventi di ricerca campale.

Che cosa significa archeologia oggi?

Innegabilmente l'archeologia viene percepita con un valore positivo e suscita interesse in gran parte dell'opinione pubblica. Questa disponibilità verso una disciplina fondamentale per comprendere "chi siamo e da dove veniamo" non mi pare, tuttavia, sia supportata all'atto pratico da un qualche strumento informativo e didattico veramente adeguato. Le grandi mostre sui Celti, sui Greci in Occidente e sui Faraoni organizzate a Palazzo Grassi di Venezia o la mostra su Palmira recentemente tenutasi a Palazzo Bricherasio di Torino hanno avuto il merito di raccogliere una molteplicità di reperti dispersi in musei di tutto il mondo e di offrire, con i relativi cataloghi, una sintesi su molte problematiche più o meno aperte. Tuttavia il linguaggio appare ancora troppo settario e viene dato per scontato che il lettore abbia avuto accesso alla ampia bibliografia che sta alle spalle di ogni studio. Questo accade perché le motivazioni che muovono gli attori di grandi manifestazioni come queste sono divergenti e personali. I comitati scientifici sono presieduti da archeologi che esercitano spesso una buona supervisione sull'apparato scientifico ma che, chiaramente, delegano ai singoli specialisti la redazione dei pannelli esplicativi e delle singole unità del catalogo. In assenza di un preciso indirizzo divulgativo e didattico, coloro che poi costruiranno le tessere del mosaico non hanno alcuna possibilità di manovra e pongono d'altronde tutta la loro attenzione nella correttezza dogmatica dei contenuti a scapito della piacevolezza di lettura. Quanto agli articoli pubblicati sui cataloghi, sono percepiti dagli autori come un semplice strumento di crescita curriculare in funzione di concorsi di ammissione o di promozione all'interno di Università e Soprintendenze. In questo senso, il lettore, il vero fruitore finale della ricerca, è totalmente escluso dal gioco.

Che ruolo hanno le Soprintendenze e le Università in tutto questo?

Innanzitutto bisogna dire che la situazione è molto differente da regione a regione e da ateneo ad ateneo; il potere dato ai soprintendenti e ai responsabili di dipartimento nel periodo immediatamente successivo all'ultima Guerra ha creato disunifomità e, in qualche caso, piccole aberrazioni. Sicuramente una problematica molto seria è costituita dalle Soprintendenze ai Beni Archeologici ed ai Beni Architettonici. Queste istituzioni, delegate alla tutela del patrimonio archeologico ed artistico italiano soffrono di una carenza di fondi del tutto ingiustificata in considerazione della vastità e del valore del patrimonio disperso sul territorio nazionale. Le alte responsabilità amministrative dei funzionari ivi impiegati assommate alla bassa concentrazione di personale per unità di area, rendono quasi impossibile un lavoro di tutela, cosa tanto più aggravata dai tagli di bilancio annunciati di anno in anno. E' tuttavia innegabile che l'alto potere decisionale concentrato nelle mani di pochi funzionari abbia talora generato una frattura tra organismi di tutela e società civile. Molti ispettori di Soprintendenza si comportano come piccoli signorotti feudali, accanendosi su piccole realtà insignificanti senza avere spesso la forza di tenere sotto completo controllo quanto avviene in occasione delle grandi opere pubbliche ed i frequenti abusi edilizi. La situazione viene inasprita dal rifiuto, da parte degli organismi competenti, di nominare "Ispettori Onorari" e dai rapporti difficili con il volontariato, dovuti alla complessità della moderna ricerca scientifica. In questo quadro Lei vede bene che siamo di fronte ad una situazione di una certa gravità che rischia di impantanare il settore dei Beni Culturali in quanto priva di un interesse economico significativo. (...)

Intervista curata da Paolo Lauri il 19.01.2003