
I primordi dell'arte figurativa europea
Sala Sforzesca
5 dicembre 2009 – 28 febbraio 2010
Orari: da martedì a domenica 9.00 - 17.30
Curatori: Venceslas Kruta, Alena Humpolová
Direzione scientifica: Venceslas Kruta, Milan Lička

La Sala Sforzesca del Castello Sforzesco sarà suggestiva cornice, dal 5 dicembre 2009 al 28 febbraio 2010, della mostra archeologica “dal 27000 a.C. Antenate di Venere".
L’evento, d’alto profilo scientifico, racconta, attraverso reperti straordinari e per la maggior parte inediti, quali l’originale della famosa “Venere” paleolitica di Dolnì Vestonice (27000 a.C. ca), i primordi dell’arte figurativa europea permettendoci di cogliere i tratti essenziali del pensiero e dei miti di un periodo che, con le prime società agricole stanziali, rivoluzionò la condizione umana ponendo le fondamenta della nostra civiltà.
Le emozionanti “veneri” preistoriche, filo conduttore della mostra, e gli oltre centocinquanta manufatti esposti ci guidano -in uno sviluppo cronologico che va dalla “Venere“ di Dolní Vestonice e dalle statuette di animali dei cacciatori di mammut all’impressionante e raffinato vasellame dipinto fino alla monumentale figura femminile di Masovice degli agricoltori moravi del V millennio a. C. - alla scoperta del nostro passato più remoto e degli uomini che furono protagonisti ed artefici di questa grande epoca fondatrice dell’Europa.
Divus Vespasianus.
Il bimillenario dei Flavi
Roma - Colosseo, Curia del Foro Romano, Criptoportico Neroniano sul Palatino
24 marzo 2009 - 10 gennaio 2010
Info: 06 39967700

La Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma ricorda con una grande mostra la nascita dell’imperatore Vespasiano avvenuta 2000 anni fa. Divus Vespasianus. Il bimillenario dei Flavi, è curata da Filippo Coarelli in collaborazione con la stessa soprintendenza, con il Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Bimillenario e con Electa. Resterà aperta al pubblico dal 27 marzo 2009 al 10 gennaio 2010. Racconta le gesta degli imperatori flavi: di Vespasiano (69-79), del primogenito Tito (79-81) e del figlio minore Domiziano (81-96).
Vespasiano era quello che oggi si definirebbe un self made man. Quando arrivò alla massima carica dello Stato aveva già 60 anni. Dopo una lunga e onorata carriera al servizio degli imperatori giulio-claudii nell’ambito dell’amministrazione provinciale e dell’esercito, al momento della morte di Nerone - avvenuta nel 68 d.C. - Vespasiano si trova in Medio Oriente al comando dell’esercito incaricato di reprimere la grande rivolta giudaica, iniziata nel 66 d.C. e che culminerà con la distruzione del tempio di Gerusalemme, fruttando un ricco bottino come rappresentato sull’Arco di Tito, nel Foro. La scomparsa violenta in un solo anno, il 69 d.C., degli imperatori Galba e Otone, e l’eliminazione di un terzo, Vitellio, da parte dello stesso Vespasiano, gli aprono la via al potere e nel 70 si insedia a Roma. Acclamato imperatore dall’esercito ad Alessandria, la sua nomina determina un deciso ridimensionamento del potere gestito dall’aristocrazia senatoria di Roma.
La grande mostra al Colosseo, cui si aggiungono due ulteriori sedi espositive - alla Curia, nel Foro, riaperta al pubblico per quest’occasione, e al Criptoportico neroniano, sul Palatino - viene completata da un percorso che guida il visitatore alla scoperta dei monumenti flavi: dall’Arco di Tito alla Domus Flavia, dal Tempio del Divo Vespasiano al Tempio della Pace.
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Alle scuderie del Quirinale "Le pitture di un Impero"
ROMA: 24 settembre 2009 - 17 gennaio 2010
Scuderie del Quirinale

La "Roma. La Pittura di un Impero" vuole presentare al pubblico un quadro complessivo del livello artistico raggiunto dalla pittura romana in un periodo compreso tra il II secolo a.C. e il IV secolo d.C., dalla formazione dell'Impero con le conquiste dei regni greco-ellenistici d'Oriente, dominati dai successori di Alessandro Magno, fino al suo tramonto. Sono esibiti in mostra affreschi, a volte intere pareti per offrire un'idea dei sistemi compositivi, dipinti a tempera e ad encausto (cera fusa), su tavola, su lino o su vetro.
La perdita della grande pittura greca nel suo complesso non deve essere d'impedimento per conoscere ed apprezzare quanto di meglio è stato prodotto in età romana; è anzi l'occasione per esaminare più compiutamente le opere pittoriche superstiti cercando di riflettere sulle continuità formali. Era la pittura la forma artistica prediletta dai greci, ancora più della scultura: eppure, di essa si è preservato pochissimo. Del tutto perdute sono le opere della grande pittura dei maestri greci (Polignoto, Parrasio, Zeusi, Apelle), di un livello così alto da essere apprezzate anche a Roma e pagate autentiche fortune. Anche dei più famosi pittori romani si sono salvate solo labili tracce. Di pochi di essi conosciamo i nomi: Studius (o Ludius) esperto nella pittura di paesaggi, e Fabullus (o Famulus), autore della decorazione pittorica della Domus Aurea di Nerone.
Malgrado ciò, la ricca documentazione romana superstite, per lo più a carattere decorativo, ma non priva di altissimi picchi, ci permette di avere un quadro abbastanza preciso sull'evoluzione dell'arte pittorica dalla Grecia a Roma. Colori in tutte le loro sfumature, ombre e luci, rapporto tra figura umana e paesaggio, tecniche pittoriche che passano da una resa grafica e precisa di tutti i dettagli ad una tecnica più veloce, a "macchia" (detta anche "compendiaria"), capace di raggiungere con poche e rapide pennellate un effetto quasi "impressionistico" : sono i risultati finali - i soli meglio conosciuti grazie alle scoperte di Pompei, di Ercolano, di Stabia, di Roma stessa, e dell'Egitto con i magnifici ritratti detti del Fayyum - di una cultura artistica che si evolve nel tempo senza soluzione di continuità, e senza perdere il contatto con i grandi maestri del passato.
Gli sfondi delle pareti delle lussuose case romane erano spesso monocromatici, con una predilezione per il bianco, il giallo, l'azzurro, il nero ed il rosso. Il mondo antico era un mondo a colori. Colori brillanti e accesi, che risplendevano sulle pareti delle case, sulle facciate delle tombe, all'interno dei templi e degli edifici pubblici, persino sulle statue in marmo o bronzo. Il mondo in calcare e marmi bianchi e lucenti che noi immaginiamo pensando all'antichità non è mai esistito realmente.
Prevale nella decorazione delle case romane la rappresentazione di un mondo di sogno. E' come se ogni romano, a seconda delle sue ricchezze, tentasse di riprodurre entro le sue residenze il lusso dei palazzi dei principi d'Oriente, o meglio, delle dimore degli dei. Paesaggi fantastici, costruiti utilizzando "schemi tipo", cioè temi di repertorio mutuati dalla tradizione greca e inseriti di volta in volta entro nuovi contesti con un felice senso per originali contaminazioni; nature morte che riproducono le vivande preferite durante i banchetti dell'aristocrazia; scene mitologiche tra le quali prevalgono figure aeree e prive di peso, librate nell'aria e realizzate quasi nella stessa serena essenza dell'aria: è questo ambiente fantastico e irreale che finisce con il creare uno stile autenticamente "romano", in quanto romane sono la committenza e l'ideologia di fondo.
Le opere esposte, provenienti da musei e collezioni italiani ed europei, sono state suddivise in sezioni in base a criteri tematici e cronologici.
Al primo piano, è prevalente un'ottica che privilegia i contesti decorativi: si vedranno così intere grandi pareti, con le loro decorazioni scandite da colonne, pilastri, cariatidi. I singoli "quadri" tematici sono qui visibili nel più ampio campo delle pareti entro le quali erano inserite. Per la prima volta, sarà possibile ammirare, fianco a fianco, le decorazioni di due grandi ville databili alla prima età imperiale: la Villa della Farnesina a Roma e la Villa di Boscotrecase, presso Pompei, per la cui decorazione, non ingiustamente, è stato avanzato il nome di Studius (o Ludius), il grande pittore di paesaggi fantastici noto attraverso il trattato di storia naturale di Plinio il Vecchio.
Al secondo piano, prevale invece una ottica strettamente tematica, in cui i soggetti sono del tutto estrapolati dai loro sistemi decorativi. Sarà possibile esaminare con maggiore precisione scene mitologiche, paesaggi, nature morte, scene di vita quotidiana, senza che l'occhio sia condizionato dal sistema parietale entro cui in origine tali frammenti erano inseriti. Chiude l'esposizione la sezione interamente dedicata al repertorio ritrattistico: sarà qui possibile ammirare l'altissimo livello raggiunto in pittura dal ritratto romano, e in alcuni casi, forse, ancora più che in scultura: dai magnifici esemplari pompeiani, ai malinconici ed espressivi volti su legno o lino del Fayyum, fino ai superbi ritratti dorati su vetro di età tardo antica, tra i più alti raggiungimenti dell'arte di età romana.
Circa 100 opere di eccezionale eleganza e raffinatezza organizzate in cinque diverse sezioni, per ricostruire, dunque, la complessità di una scuola figurativa da cui deriva lo sviluppo dei generi pittorici moderni a partire da Raffaello, solo per citare un esempio. Tutti prestiti provenienti dai più importanti siti archeologici e musei del mondo, tra cui il Louvre di Parigi, il British Museum di Londra, i musei archeologici di Monaco, Francoforte, Zurigo ma anche il Museo Archeologico di Napoli, gli Scavi di Pompei, il Museo Nazionale Romano, i Musei Vaticani e i Musei Capitolini di Roma, musei famosi e molto frequentati in cui a volte, però, le singole opere possono perdersi. Il valore della mostra è infatti anche nel 'rivelare' pezzi magnifici e famosi, mettendoli sotto una luce di interpretazione del tutto nuova e allestite in una scenografia ideata dal grande regista Luca Ronconi che torna, ancora una volta, a curare l'allestimento di una grande mostra.
Da Petra a Shawbak. Archeologia di una frontiera
Firenze - Palazzo Pitti
13 luglio 2009 - 25 ottobre 2009
Info: 055.2757930
A distanza di venti anni dall’inizio della prima campagna di scavo nel sud della Giordania, la Missione Archeologica dell’Università di Firenze raccoglie i frutti di un lungo e paziente lavoro, che gradualmente ha condotto alla scoperta della città di Shawbak. Per ricordare tanti anni di ricerca sul campo e raccontare la storia secolare della città riemersa dalle sabbie del deserto, è stata organizzata una mostra-evento dal titolo “Da Petra a Shawbak. Archeologia di una frontiera”, che aprirà i battenti il 19 giugno e rimarrà aperta al pubblico fino al 30 settembre 2009 nella Limonaia di Palazzo Pitti a Firenze.
Potete segnalare mostre, congressi o manifestazioni archeologiche all'indirizzo box@schliemann-carter.it