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Scoperta la sala da pranzo girevole dove Nerone godeva panorami a 360°

L’edificio, messo in luce per ora solo parzialmente, appartiene a un corpo di costruzione molto più esteso, probabilmente un padiglione finora sconosciuto della Domus Aurea, perché in asse con le strutture già note della stessa Domus. L’intera struttura potrebbe estendersi su circa 60 m di lunghezza. Di questa rotonda è attualmente visibile un tratto del muro perimetrale, dello spessore di 2,10 m, che disegna un cerchio di 16 m di diametro. Al centro si erge, verosimilmente su oltre 10 m di altezza, un possente pilone di 4 m di diametro. Pilone e muri perimetrali sono collegati da due serie sovrapposte di archi a raggiera che coprono, rispettivamente, il primo piano, ancora in corso di scavo, e un secondo livello. Sono attualmente visibili 7 archi: 4 del livello superiore - di cui uno solo è integro - e 3 di quello inferiore. Al piano superiore si aprono una porta e una finestra.

30 settembre 2009


ROMA - Fino ad oggi era rimasta avvolta nel mito della figura di Nerone. Svetonio, nella biografia dell'imperatore romano, la definiva "coenatio rotunda", la sala da pranzo della Domus Aurea che girava di giorno e notte imitando il movimento della terra, per godere di un panorama mozzafiato dall'alto del Palatino, sulla valle del Colosseo, quando ancora era invasa dal grande lago.

Le fonti antiche raccontano di un luogo privilegiato per banchettare e intrattenere illustri ospiti sotto una cascata continua di petali di fiori. Ebbene, gli archeologi l'hanno trovata, proprio sul Palatino, in modo del tutto casuale, durante uno scavo preliminare di consolidamento nell'area della cosiddetta Vigna Barberini, progettato e condotto dalla soprintendenza archeologica, in collaborazione con l'equipe di Françoise Villedieu, iniziato a giugno, ma concentratosi negli ultimi quindici giorni, e che da oggi continuerà grazie ai fondi straordinari frutto della gestione commissariale dell'area archeologica centrale, pari a circa 200mila euro.

Coenatio neronis


L'importante scoperta è stata annunciata oggi dal sottosegretario ai beni culturali Francesco Giro, dal soprintendente archeologico di Roma Angelo Bottini, dalla direttrice del Palatino, Mariantonietta Tomei. Quello che emerge dallo scavo è un possente pilone circolare, una sorta di torre di quattro metri di diametro rivestita di mattoncini laterizi alta circa dieci metri, presumibilmente il perno della "coenatio rotunda" il padiglione per banchetti voluto da Nerone e realizzato tra il 64 e il 68 d. C., dopo l'incendio di Roma, per impreziosire la parte della sua Domus Aurea che sorgeva sul Palatino.

Alla torre è collegato un sistema di doppi archi a raggiera (di cui ne sono visibili sette, quattro al livello superiore e tre all'inferiore) che presumibilmente sostenevano una piattaforma circolare di almeno sedici metri di diametro. Il cosiddetto piano mobile di appoggio ha rivelato la presenza singolare di tre cavità semicircolari di 23 centimetri di diametro, che hanno fatto ipotizzare meccanismo sferici su cui poggiava il pavimento di legno e in grado di farlo muovere spinto da un sistema idraulico.

La struttura doveva godere di una posizione eccezionale a picco sulla valle del Colosseo e consentiva una panoramica a 360 gradi dal Campidoglio all'Aventino. "La Coenatio Rotunda - dice Bottini - doveva essere un padiglione leggero che ruotava lentamente con un sistema forse di mulino ad acqua.

La simbologia della rotazione non è casuale: si lega alla simbologia del sole cui si assimilava Nerone. Prima si riteneva che la rotonda corrispondesse alla Sala ottagona della Domus Aurea sul Colle Oppio, si pensava che ruotasse il soffitto. Le fonti a questo proposito sono scarse. Quello che è certo è che per girare doveva essere una struttura leggera, di legno con rivestimenti di stoffa, una sorta di padiglione adatto allo stile da giardino, un gazebo ante litteram.

Questa possente torre, che rappresenta un unicum nell'archeologia, senza esempi simili, con i suoi quattro metri di diametro e uno sviluppo di arcate impressionante, può davvero essere la struttura che sosteneva la giostra per banchetti di Nerone.
"Siamo stati fortunati. È una scoperta casuale, ma ci ha restituito una struttura senza paragoni", dice senza nascondere l'emozione la direttrice del Palatino, Mariantonietta Tomei.

"Da tempo cercavamo la Domus Aurea sul Palatino, secondo la descrizione delle fonti, ma finora con scarsi risultati. Ho sempre pensato che qui su questa terrazza della Vigna Barberini ci potesse essere l'affaccio panoramico di Nerone. E oggi a indicarci che è una struttura d'epoca neroniana sono tanti indizi chiave.

La tecnica edilizia, le dimensioni, la disposizione in asse con le strutture già note della Domus Aurea, la tipologia raffinata e portentosa della torre con le arcate, sono tutti dettagli che possono avvalorare una datazione all'epoca neroniana e l'ipotesi della coenatio. Sappiamo che Nerone aveva due architetti eccezionali che, per citare le fonti, facevano quello che in natura era impossibile, Severo e Celere.

Questi hanno fatto architetture di una tale raffinatezza tecnica che ora attendiamo con trepidazione di scoprire il segreto del meccanismo di rotazione. Dovremo scoprire cosa c'è dentro il pilone". Gli scavi continueranno per tutto l'autunno, anche perché l'intera struttura, ancora in parte interrata, potrebbe estendersi per circa sessanta metri di lunghezza. La speranza è di rendere la "coenatio rotunda" una tappa del percorso di visita del Palatino.

L’edificio, messo in luce per ora solo parzialmente, appartiene a un corpo di costruzione molto più esteso, probabilmente un padiglione finora sconosciuto della Domus Aurea, perché in asse con le strutture già note della stessa Domus. L’intera struttura potrebbe estendersi su circa 60 m di lunghezza. Di questa rotonda è attualmente visibile un tratto del muro perimetrale, dello spessore di 2,10 m, che disegna un cerchio di 16 m di diametro. Al centro si erge, verosimilmente su oltre 10 m di altezza, un possente pilone di 4 m di diametro. Pilone e muri perimetrali sono collegati da due serie sovrapposte di archi a raggiera che coprono, rispettivamente, il primo piano, ancora in corso di scavo, e un secondo livello. Sono attualmente visibili 7 archi: 4 del livello superiore - di cui uno solo è integro - e 3 di quello inferiore. Al piano superiore si aprono una porta e una finestra.

Realizzate con grande cura, queste murature sono tuttavia prive di rivestimenti decorativi e dunque caratterizzano uno spazio di servizio che, probabilmente, sostenevano il piano nobile. Quest’ultimo non reca tracce di copertura o della partenza di altri muri. L’unica particolarità di questo livello è data dalla presenza di incassi circolari (identificate fino ad oggi 3 cavità semi-sferiche di 23 cm di diametro), riempiti di una sostanza scura non identificata, da analizzare. È questo particolare, insieme alla forma circolare del fabbricato e alla sorprendente potenza del pilone centrale – senza precedenti riscontri nell’architettura romana - che lascia ipotizzare la presenza di un pavimento forse ligneo poggiato su meccanismi sferici in grado, quindi, di farlo ruotare. Questa struttura potrebbe essere, pertanto, la base della coenatio rotunda. Un’ipotesi corroborata dalla posizione eccezionale di questa sorta di torre che si ergeva a picco sulla valle del Colosseo, allora occupata da un lago artificiale, consentendo una panoramica a 360° dal Campidoglio all’Aventino, dal Celio al colle della Velia.
La struttura è databile dopo l’incendio del 64 d.C. e prima della damnatio memoriae di Nerone cominciata con i Flavi.